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Le Funzioni del C.D.M.


Per gestire la sicurezza stradale è necessario costruire un quadro conoscitivo della realtà territoriale nella quale si deve intervenire verso il quale coinvolgere non solo le amministrazioni proprietarie delle infrastrutture, ma anche tutti coloro che utilizzano quel determinato territorio La scelta degli interventi sarà quindi determinata non solo dall'analisi delle cause che hanno determinato il sinistro ma anche di tutti quei fattori ambientali che concorrono a determinare il rischio. E' evidente che le possibili azioni di contrasto varieranno a seconda delle specifiche situazioni evidenziate. In alcuni casi si dovrà intervenire sulla struttura stradale per modificare il tracciato o la sede viaria, in altri, nelle zone limitrofe con la realizzazione di percorsi o attraversamenti protetti, in altri ancora, dove la velocità eccessiva è la vera causa dei sinistri, con un incremento dei controlli.
Alle difficoltà di una conoscenza certa dei dati il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale cerca di rispondere proprio incentivando la costituzione di Centri di Monitoraggio locali con il compito di raccogliere in modo sistematico ed organico gli incidenti relativi al territorio di competenza. Agli stessi centri di monitoraggio, pensati inizialmente per gli enti proprietari di infrastrutture (province e comuni), è inoltre affidato il compito di individuare, sulla base delle analisi effettuate, gli interventi di messa in sicurezza e la costruzione di una cultura della sicurezza.

Alle amministrazioni locali vengono dunque affidati una serie di compiti da attuare mediante la costituzione di strutture appositamente dedicate. Prima di vedere quali sono questi compiti specifici va chiarito che tali strutture, operando oggi ai vari livelli territoriali (regione, provincia,comune), debbono necessariamente raccordarsi tra loro sia per evitare sovrapposizioni e sprechi sia per raggiungere una efficace azione di contrasto all'incidentalità.

Poiché la competenza primaria (ossia la responsabilità) della messa in sicurezza delle strade spetta all'ente proprietario delle stesse è evidente che tale compito riguarda anche quelle regioni che, per effetto del trasferimento ANAS, sono diventate proprietarie di infrastrutture. In ogni caso in un ipotetico (e quanto mai difficile) quadro organizzativo istituzionale la suddivisione dei compiti dovrebbe essere la seguente:

- Comuni = raccolta dati ed invio alle Provincie, utilizzo degli stessi e delle analisi conseguenti per la realizzazione di interventi e la predisposizione dei PUT e dei PTGU (si ricorda che le analisi sull'incidentalità sono divenute obbligatorie per la redazione di tali strumenti)

- Province = raccolta e verifica dati comunali, dei dati delle altre forze dell'ordine e della polizia provinciale, supporto ai comuni per le analisi e gli interventi, predisposizione interventi sulla propria viabilità anche in accordo con gli altri enti proprietari di strade, invio dati all'ISTAT ed ai centri regionali; (da chiarire se alle province spetti il rilievo anche di strade statali e autostrade; questo aspetto è facilmente risolvibile nell'ambito delle singole realtà locali: dove esistono altri centri di monitoraggio tramite accordi e convenzioni, in assenza di altre strutture simili a totale compito della provincia);

- Regioni = raccolta dati province ed eventualmente di quelli relativi alle strade di propria competenza, dell'ANAS e delle autostrade, costruzione quadro conoscitivo regionale, individuazione priorità, programmazione e finanziamento agli enti locali per la realizzazione degli interventi.

Oltre a raccogliere e verificare i dati, il centro di monitoraggio deve essere in grado di poter effettuare tutte quelle analisi che consentano la progettazione degli interventi e che sinteticamente sono riassunte nello schema seguente.

schema
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